Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
Isaia 53:4-5
«Se sei Dio, scendi da quella croce e salva Te e anche noi». Questa provocazione dei ladroni e delle persone presenti al momento della crocifissione di Gesù, se siamo onesti, è la reazione più umana e comprensibile che probabilmente avremmo avuto anche noi (Luca 23:39-43).
Persino Pietro aveva rinnegato Gesù quando aveva visto che Lo stavano catturando e condannando. Perché, effettivamente, tutto lasciava presagire una sconfitta. Le cose stavano andando in un modo poco intuitivo per gli uomini: sembrava che Gesù stesse perdendo e che quindi lo stesso Dio Padre di cui aveva tanto parlato non fosse con Lui, se permetteva che morisse.
Isaia, in modo profetico, molti anni prima che tutto questo accadesse, aveva già intravisto il senso di ciò che sarebbe avvenuto, dicendo che Lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato, ma in realtà Cristo portava i nostri dolori.
È facile leggere i Vangeli pensando che noi non avremmo liberato Barabba e ci saremmo schierati dalla parte di Gesù. Ma se i Suoi stessi discepoli, che Lo avevano visto fare miracoli, dubitarono quando le cose si misero male, probabilmente, se siamo onesti e umili, possiamo ammettere che saremmo stati tra gli accusatori anche noi. Vogliamo sempre le prove, e la morte di Gesù sembrava una prova contraria. “Come può Dio permettere che Suo Figlio muoia, se è destinato a regnare? Magari non è veramente chi dice di essere e ci siamo sbagliati tutti”. Questi erano i dubbi che si insinuavano nei seguaci e le certezze dei soldati, dei farisei e di coloro che Lo accusavano, che nella morte di Gesù vedevano confermato tutto ciò che avevano sospettato (Matteo 27:21-23).
«Scendi, se sei Dio». E Lui non scese. Ma nessuno si era accorto di ciò che stava realmente accadendo sulla croce. La sconfitta apparente e appariscente di Gesù era in realtà la Sua vittoria definitiva sulla morte. I peccati di tutti inchiodati lì per sempre, l’agonia vissuta per riscattare la nostra condizione davanti a Dio. E tre giorni dopo tutti dovettero ricredersi.
Erano le nostre malattie, i nostri dolori, le nostre trasgressioni, le nostre iniquità. Il castigo e le Sue ferite caddero su di Lui al posto nostro. Oggi sei dall’altro lato della croce: tutto ciò che Isaia aveva profetizzato è già avvenuto. Hai un eroe che ha compiuto tutto questo, il tuo eroe, e la tua situazione con Dio Padre è stata restaurata.
Allora non dubitare, ma vedi le cose con chiarezza: dovevi esserci tu su quella croce, ma ci è andato Lui. Per un semplice motivo: perché ti ama. Se oggi stai vivendo qualcosa che sembra una sconfitta, ricordati della croce. Se a volte senti che Dio è lontano, ricordati che non ti abbandona mai. Nel momento più buio, quando tutto sembrava perduto, il Signore stava realizzando la più grande vittoria della storia. Non fermarti alle apparenze: la risurrezione di Cristo è la prova che se rimani in Lui, in fondo, hai già vinto (Romani 8:37).





