…adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo.
Filippesi 2:12-13
La fede e le opere, la grazia e la legge, salvarsi credendo nel Dio che salva. Pochi versetti riassumono il mistero della salvezza come questi che Paolo scrive ai Filippesi. La prima frase sembra parlare direttamente ai lettori indicando un’azione da compiere: adoperatevi. In altre parole, lavorate, impegnatevi per portare a compimento, cioè per vivere e sviluppare la vostra salvezza.
A un primo impatto, questa affermazione può sembrare una contraddizione rispetto alla chiara testimonianza biblica secondo cui soltanto Dio salva e non l’uomo, come viene spiegato in molti altri passi della Scrittura, ad esempio Efesini 2:8-9. L’uomo non può ottenere la propria salvezza obbedendo alla legge o compiendo opere buone, perché siamo tutti peccatori e incapaci di soddisfare le richieste perfette di Dio (Romani 3:23). Proprio per questo è stato necessario il sacrificio di Cristo, che ha pagato il nostro debito e ha compiuto ciò che noi non potevamo compiere.
Perché allora Paolo esorta i credenti ad adoperarsi per la salvezza? La risposta emerge chiaramente proseguendo nella lettura del testo. Anzitutto, Paolo specifica il modo in cui questo impegno deve essere vissuto: con timore e tremore. Il timore di Dio non è paura servile, ma una profonda riverenza davanti alla Sua santità e grandezza. È il principio della sapienza (Proverbi 1:7) e accompagna chiunque si accosti realmente a Dio. Nella Scrittura vediamo uomini come Mosè o Davide che furono profondamente scossi dalla presenza del Signore, consapevoli della distanza tra la creatura e il Creatore.
Infine, nel versetto 13, il cerchio si chiude e Paolo chiarisce chi rende possibile tutto questo: è Dio stesso che produce in noi il volere e l’agire secondo la Sua volontà. L’uomo non può nemmeno desiderare la salvezza se Dio non opera prima nel suo cuore, mostrandogli il bisogno di essere salvato dal peccato. Molti non credono proprio perché manca questo volere: non vogliono riconoscersi peccatori né accettare di essere stati creati per qualcosa di più grande e più profondo dei piaceri passeggeri del mondo.
E non solo il volere, ma anche l’agire dipende da Dio. Senza la Sua opera in noi, non possiamo vivere in modo coerente con il Vangelo né comportarci bene. È Dio che dona la forza, la perseveranza e la trasformazione necessarie per una vita santa. Ecco come vivere la salvezza: desiderare Dio e agire come figli di Dio. Entrambe queste realtà sono un dono soprannaturale che proviene esclusivamente da Lui.
Per questo sei chiamato a riconoscere il ruolo dominante di Dio e, allo stesso tempo, a continuare a impegnarti con serietà, sapendo che Lui stesso opera per trasformare i tuo desideri, sostenere la tua obbedienza e condurti alla santificazione.
