Allora Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il giavellotto; ma io vengo verso di te nel nome del Signore degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele che tu hai insultate.»
1 Samuele 17:45
Golia, originario di Gat, era un guerriero gigantesco e terrificante: alto circa due metri e novanta, indossava un pesante elmo di bronzo e una corazza a squame del peso di quasi sessanta chili. Portava gambiere e un giavellotto di bronzo, mentre la sua enorme lancia era molto spessa e aveva una punta di ferro di circa sette chili. Davanti a lui camminava perfino uno scudiero incaricato di trasportare il suo grande scudo. Dall’altra parte, invece, c’era un ragazzino: Davide, un giovane pastore che Saul non riteneva adatto a combattere. Si prospettava uno scontro troppo squilibrato e dall’esito apparentemente già scritto.
Ma un altro elemento profondamente squilibrato furono i tempi. La preparazione durò moltissimo: per quaranta giorni Golia uscì ogni mattina e ogni sera a sfidare Israele, chiedendo un avversario che avesse il coraggio di affrontarlo (1 Samuele 17:16). Eppure il combattimento, secondo il racconto biblico, durò pochissimo: giusto il tempo di correre l’uno verso l’altro, che Davide prese una sola pietra, la lanciò con la fionda e colpì il gigante alla fronte, abbattendolo all’istante.
Questo doppio squilibrio, tra le apparenze e i tempi, dovrebbe farci riflettere. Quante volte ci troviamo immersi nella paura per giorni, settimane o persino anni. Quante volte le circostanze sembrano gigantesche, minacciose e insormontabili. Eppure a Dio bastò un attimo, una fionda e una sola pietra per cambiare completamente quella storia.
L’aspetto più bello di questo incredibile episodio della Bibbia è proprio la fede di Davide, che ancora prima di combattere dimostrò di aver compreso cosa stesse realmente accadendo e di saper guardare oltre le apparenze. La sua forza non era nella statura, nelle armi o nell’esperienza militare, ma nella Persona che lo stava accompagnando in quella battaglia: il Dio degli eserciti. Senza la fede, quella pietra non sarebbe nemmeno partita. Anzi, Davide non si sarebbe neppure proposto per andare a combattere, perché umanamente era una follia: un ragazzino contro un gigante, un debole contro un forte.
Ma la forza di Dio si manifesta proprio nella debolezza umana (2 Corinzi 12:9). Quel combattimento era squilibrato, sì, ma nell’altro senso: nessuno avrebbe potuto vincere contro il Dio di Davide. E allora ricordati di ridimensionare i giganti che hai davanti, che siano paure, problemi irrisolvibili o sfide impossibili. Perché non sei mai solo a combattere. Quando sei a mani vuote, forse sei più forte di quanto credi, perché proprio nel bisogno impari a rivolgerti a Dio, e Lui diventa il tuo tutto. E anche se la paura dovesse durare tanti giorni, il Signore potrebbe risolvere tutto in un attimo, come fece con quella pietra lanciata da Davide. Puoi essere certo che Dio combatterà al tuo fianco e ti mostrerà cose sorprendenti, se imparerai a guardare la realtà con gli occhi della fede.
