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Conosco le mie

Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore.

Giovanni 10:14-16

Il capitolo 10 del Vangelo di Giovanni è un passo prezioso, perché Gesù stesso rivela il piano di salvezza globale di Dio e come questo si realizzi nell’opera armoniosa di Padre, Figlio e Spirito Santo. Per visualizzare mentalmente il contesto, puoi immaginare il mondo come un insieme di ovili, che rappresentano i paesi e le nazioni, e tutte le persone come delle pecore. Gesù afferma che in ogni ovile esistono due tipi di pecore: quelle che sono Sue e quelle che non lo sono. Le pecore che sono di Cristo sono i credenti, coloro che riconoscono la Sua voce e Lo seguono.

È difficile concepire il contrasto tra ciò che Dio sa, cioè chi Gli appartiene, e ciò che noi vediamo nel presente, inconsapevoli di chi crederà e chi no intorno a noi nel corso della vita. In questo testo convivono due tempi diversi, che si intrecciano divinamente nei verbi usati da Gesù: “Ho altre pecore”, al presente, come realtà già vera in quel momento, che “ascolteranno la mia voce”, al futuro, come evento che si realizzerà sicuramente nella storia. E quelle pecore ascolteranno proprio perché sono Sue. Questo significa che, se oggi credi in Gesù, il giorno in cui hai ascoltato la voce di Dio e hai creduto per la prima volta, Lui sapeva già che sarebbe accaduto.

La conoscenza che Gesù ha delle Sue pecore è descritta in termini straordinari: “Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono Me, come il Padre conosce Me e Io conosco il Padre”. Questa affermazione è sconvolgente nella Sua profondità. Gesù sta dicendo che tra Lui e il credente esisterà la stessa vicinanza che c’è tra Lui e il Padre. È un’immagine potente dell’adozione che Dio compie verso i Suoi figli quando si convertono a Lui, quando avviene l’ingresso pieno e reale nella Sua famiglia, nella Sua casa.

In questo capitolo emerge con chiarezza che l’appartenenza a Cristo precede la risposta dell’uomo. Non si diventa Sue pecore perché si risponde alla Sua chiamata, ma si risponde alla Sua chiamata perché si è Sue pecore. Questo rovescia completamente la prospettiva umana e mette al centro l’iniziativa sovrana di Dio nella salvezza (Romani 8:29-30). È una verità che umilia l’orgoglio umano, ma allo stesso tempo dona una sicurezza profonda a chi crede. E stimola la missione assoluta di qualunque credente a diffondere il vangelo, perché non ci è detto chi crederà, e per quanto ne sappiamo chiunque può farlo.

Da tutto il mondo, da tutti gli ovili, Gesù sta continuando a raccogliere le Sue pecore, perché in cielo ci sarà un solo gregge che da tutta la gloria a un solo Pastore (Apocalisse 7:9). Ascolta la Sua voce oggi. Non puoi meritare la Sua chiamata, ma puoi riceverla e condividerla con le persone intorno a te, nella speranza che anche loro riconoscano quella voce e siano dello stesso popolo, cioè la chiesa di Cristo, il popolo di Dio.