Strada facendo giunsero a un luogo dove c’era dell’acqua. E l’eunuco disse: «Ecco dell’acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?» Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, è possibile». L’eunuco rispose: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio». Fece fermare il carro, e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò.
Atti 8:36-38
Si parla in modo esplicito di battesimo soltanto a partire dal Nuovo Testamento, in particolare nei Vangeli, quando Giovanni il Battista iniziò a battezzare nel fiume Giordano (Matteo 3:1-6). È un gesto che lo stesso Signore Gesù ha compiuto (Marco 1:9-11) e che ha successivamente comandato ai discepoli di praticare quando li ha inviati ad evangelizzare nel mondo (Matteo 28:19-20).
Nonostante questo, anche nell’Antico Testamento sono presenti testi che prefigurano il battesimo, parlando di lavaggio, purificazione e rinnovamento interiore (Ezechiele 36:25-27). Tuttavia, quando ci si interroga su che cosa sia realmente il battesimo agli occhi di Dio, probabilmente questo piccolo episodio raccontato negli Atti degli Apostoli è uno dei più significativi e utili per comprenderlo.
Filippo era uno dei diaconi della prima comunità cristiana, un evangelizzatore che annunciava il Vangelo in Samaria e svolgeva un ministero missionario itinerante; più avanti lo ritroviamo stabilito a Cesarea. L’eunuco, invece, era un alto funzionario di Candace, la regina di Etiopia, responsabile del tesoro reale.
Il testo racconta che quest’uomo era salito a Gerusalemme per adorare e che, mentre tornava a casa sul suo carro, stava leggendo un passo molto particolare della Scrittura, Isaia 53. L’incontro tra queste due persone non fu casuale, ma ispirato da Dio: Filippo aveva ricevuto indicazione dallo Spirito di percorrere proprio quella strada e di avvicinarsi al carro dell’eunuco. Appena lo incontrò, si offrì di spiegargli il significato di quel passo del profeta Isaia, annunciandogli Gesù come il Messia promesso.
Quando giunsero presso un corso d’acqua, l’eunuco espresse il desiderio di essere battezzato. Con grande umiltà chiese quale fosse la condizione necessaria per poterlo fare, e qui Filippo esplicitò il significato del battesimo, in piena continuità con l’insegnamento di Giovanni il Battista e di Gesù nei Vangeli: se l’eunuco credeva con tutto il cuore, poteva essere battezzato. L’eunuco rispose di credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, dimostrando di aver compreso il messaggio della salvezza, e a quel punto fu battezzato.
Il battesimo appare dunque come un segno pubblico di un cambiamento interiore già avvenuto. Può un non credente battezzarsi e diventare credente attraverso quel gesto? Secondo la Bibbia, no: non avrebbe senso. Il battesimo non è un atto magico e non produce effetti fisici o automatici; è piuttosto una testimonianza pubblica di fede.
È un atto importante, comandato da Dio, ma serve a confermare davanti a testimoni la decisione personale di aver creduto in Gesù come proprio Salvatore. È una scelta consapevole e individuale, non un rito deciso da altri per una persona.
Certamente ci saranno stati molti credenti nel mondo che non hanno avuto l’opportunità di essere battezzati prima di morire, ma questo non significa che abbiano perso la salvezza. Resta però vero che Dio comanda ai credenti di battezzarsi, cioè a coloro che hanno compreso chi è Gesù e si sono convertiti dai loro peccati all’amore di Dio. Come disse Gesù, non si accende una luce per nasconderla, ma per metterla sul candelabro affinché faccia luce a tutti (Matteo 5:14-16). E se Dio accende una persona attraverso la fede, il battesimo è come portare quella luce all’esterno, affinché gli altri la vedano e siano incoraggiati a fare la stessa scelta.
