E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere.
Apocalisse 20:12
Alla fine dei tempi, quando Cristo ritornerà, ci sarà un vero e proprio esame finale di tutta l’umanità. Non sarà una prova basata su un solo giorno, ma su tutti i giorni vissuti da tutti gli uomini di ogni epoca. Ogni persona è un libro completamente aperto davanti a Dio, che conosce tutti intimamente, profondamente, personalmente (Salmo 139:1-4). Vede il bene e il male che compiamo, quando siamo soli o quando siamo con gli altri, quando lo pensiamo nel silenzio del cuore o quando lo esprimiamo a parole e con i gesti.
In quel giorno i libri saranno aperti e inizierà l’esame. Ogni morto sarà giudicato in base a ciò che è scritto, registrato lì dentro in modo indelebile. Esiste però anche un altro libro, un libro diverso, che non contiene opere ma soltanto nomi: il libro della vita. Tutti coloro che avranno il loro nome scritto in quel libro saranno esentati dall’esame, scamperanno al giudizio e lo supereranno automaticamente. Ma chi può avere il suo nome in quel libro? Chi crede in Gesù come suo Salvatore (Giovanni 5:24).
Questo dettaglio ha un peso immenso, perché poco dopo nello stesso capitolo leggiamo che quelli che non sono nel libro della vita, e che quindi verranno giudicati in base alle loro opere, saranno tutti gettati nello stagno di fuoco, nessuno escluso. Essere nel libro della vita non è soltanto un vantaggio per saltare l’esame, ma è anche l’unico modo per superarlo. Chiunque lo affronta viene bocciato.
Si tratta dell’esame della nostra coscienza davanti alla legge di Dio, della valutazione di ogni pensiero, parola e opera della nostra vita. Riflettendo con onestà, è chiaro che non siamo all’altezza di superare l’esame di un Dio tre volte Santo. Tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio (Romani 3:23). Non si tratta di chi ne abbia di più o di meno. Dio non può tollerare il peccato e non ne accoglierà neanche la più piccola quantità nel suo Regno.
Per questo abbiamo bisogno di Cristo. Credere nella Sua croce, accogliere il Suo sacrificio e il perdono di Dio attraverso di Lui significa beneficiare di una raccomandazione vera e propria. Significa riconoscere di non poter sostenere l’esame, presentarci a nome di Gesù, l’unico che lo ha superato perché fu senza macchia, e saltare direttamente il giudizio, entrando nel Regno di Dio non per merito nostro, eppure con pieno diritto. Un diritto generato da Cristo per noi (Giovanni 1:12).
Non esitare, non metterti nella condizione di guardare al giudizio finale con paura. Ricorda invece quanto sia preziosa la grazia che ti è stata offerta. Chi si aggrappa a Cristo non deve temere, perché il suo nome è già dove conta davvero: nel libro della vita.
