Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei.
Efesini 5:24-25
Questo versetto, che a prima vista può sembrare scandaloso e anacronistico, in realtà racconta una doppia sottomissione: una molto esplicita, l’altra più profonda e spesso nascosta.
Dio ha disegnato il matrimonio sul modello del rapporto tra Cristo e la Chiesa, e non esiste un amore più perfetto di questo. Per il mondo l’uguaglianza tra i generi è un tema centrale, ed è giusto che sia così, soprattutto considerando che le donne sono state storicamente penalizzate e maltrattate da una società che ha spesso privilegiato l’uomo. Eppure, nessuno ama le donne più del Dio della Bibbia, perché è Lui che le ha create e che attribuisce loro esattamente lo stesso valore degli uomini.
Il Signore, in termini di dignità, intelligenza e valore, considera uomini e donne assolutamente uguali. Tuttavia, fin dall’Eden, Dio ha fatto una scelta molto precisa: li ha creati diversi, non solo fisicamente ma anche nel loro modo di essere. In questa differenza c’è una ricchezza che l’uomo ha spesso frainteso o maltrattato, ma che Dio desidera recuperare e valorizzare anche nel matrimonio, perché possa fiorire e prosperare.
Così, nel Suo modello di matrimonio, Dio invita la donna a sottomettersi al marito come la Chiesa è sottomessa a Cristo. Questo non significa un’ubbidienza cieca, ma un atto di fiducia e amore, che riconosce un ruolo e un ordine basato sulla fede nel piano di Dio. Dio rimane l’autorità suprema, al di sopra di tutti, e se il marito va contro di Lui, la moglie non deve seguirlo.
L’autorità del marito, quindi, non è una questione di superiorità, ma di responsabilità: nelle scelte, nella protezione, nell’amore. Ed è proprio qui che emerge l’altra sottomissione, quella più profonda. Al marito stesso è chiesto qualcosa di ancora più impegnativo: amare la moglie come Cristo ha amato la Chiesa.
E chi più di Cristo si è “sottomesso” nel senso più alto dell’amore? Ha lavato i piedi ai discepoli, ha sopportato offese e ingiustizie, ha affrontato la sofferenza della croce, dando la Sua stessa vita per lei (Giovanni 13:14-15). In questo senso, anche il marito è chiamato a una forma di sottomissione, fatta di umiltà, sacrificio e dedizione.
Si crea così un quadro in cui i ruoli non sono su livelli diversi, ma cooperano in modo differente verso lo stesso obiettivo: onorare Dio attraverso il matrimonio. Nessuna relazione può essere più bella di quella che Dio propone, perché, tornando all’Eden, è Lui che ci ha creati e sa perfettamente come funzioniamo.
Dio chiama chi è sposato a vivere un matrimonio felice, stabile e pieno, ma questo può accadere solo attraverso una sottomissione reciproca e una volontà comune di camminare insieme verso di Lui. L’unico modo per avvicinarsi davvero come coppia è avvicinarsi a Dio e al modello che Lui ha stabilito, un modello di amore vero e profondamente radicato nell’impegno costante dell’uno per l’altro.
