Siate sempre gioiosi; non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito.
1 Tessalonicesi 5:16-19
Spesso si pensa che i cristiani si distinguano nel mondo per ciò che fanno e non fanno. Ci si aspetta che siano più pazienti, più puri, più generosi; che non offendano, che sappiano sopportare e che siano sempre pronti al sacrificio.
Anche chi non si interessa di religione è convinto che i credenti debbano mantenere un certo comportamento, e che implicitamente abbiano tutte quelle qualità. Ma la Parola ci insegna che viviamo in una costante lotta tra ciò che vogliamo fare per ubbidire a Dio e le tentazioni della nostra carne (Galati 5:17).
La Bibbia mette in chiaro che solo Cristo era veramente santo, che non siamo moralmente irreprensibili, e che viviamo in un processo di crescita. Ma ciò che affiora in modo chiaro e inequivocabile nella Scrittura è che chi crede ha un senso eccezionale della gratitudine. Questa è la “marcia in più” del credente: non si tratta di qualità che magicamente si formano dopo aver creduto, ma di un cuore nuovo che impara a rallegrarsi e a ringraziare in ogni cosa che vive.
Tuttavia, la gratitudine non è qualcosa di automatico nell’uomo. È piuttosto come un muscolo che va allenato. Per questo il testo dice di non cessare mai di pregare e di rendere grazie in tutto, come qualcosa da fare intenzionalmente. Ringraziare è un gesto umile e difficile, anche quando tutto sembra andare bene. Molti non credenti infatti vivono immersi nell’abbondanza senza mai essere grati a Dio.
Se però hai creduto in Gesù, realizzi di essere salvato per grazia, che Lui è morto al posto tuo, e questo accende un nuovo modo di vivere segnato indelebilmente dalla gratitudine. E ringraziare costantemente Dio diventa un atto naturale, un modo per riconoscerLo. Anche un breve Grazie, Signore, detto in mente, è una dichiarazione, come a dire: “Dio, Ti vedo. Ho notato che hai fatto questo per me, me ne sono accorto che questa cosa viene da Te”. Questo atteggiamento alimenta un rapporto costante con Lui, una comunione viva e reale.
Nel tuo ambiente, distinguiti non come una persona lamentosa o insoddisfatta, ma come qualcuno che sa riconoscere ciò che ha. Se segui Gesù e gli altri lo sanno, vederti spesso amareggiato potrebbe essere interpretato come se Cristo non fosse sufficiente. Tu non sei perfetto, ma hai una marcia in più: la gratitudine.
Hai tutto il diritto di essere triste o di attraversare momenti di insoddisfazione, perché la vita è complessa. Ma Dio ti invita ad allenare un cuore diverso anche nelle circostanze difficili. La gratitudine non nega il dolore, ma afferma la fede. E allora obbedisci al Padre, che ti ama e vuole il tuo bene. Non spegnere lo Spirito, ma sii gioioso. Non smettere mai di pregare, e ringrazia Dio in ogni cosa, perché questa è la Sua volontà.




