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La mia parte

«Il Signore è la mia parte», io dico, «perciò spererò in lui». Il Signore è buono con quelli che sperano in lui, con chi lo cerca. È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore.

Lamentazioni 3:24-26

Immagina per un attimo di morire e ritrovarti in un paradiso dove non soffrirai più, avrai un corpo perfetto, cibo saporito in abbondanza e tutte le cose che ti piacciono, ma senza che ci sia Dio. Prova a rispondere onestamente a te stesso: un paradiso così ti andrebbe bene? Saresti davvero felice?

Non c’è da vergognarsi se una parte di te risponderebbe di sì, ma andare a fondo in questa domanda può diventare la spinta che ti avvicina in modo autentico alla fede che il Signore ti chiede. Perché mette a nudo ciò che davvero desideri: i Suoi doni, oppure Lui.

Il salmista, quando afferma che il Signore è la sua parte, sta dicendo che la sua quota, la sua eredità, la sua ricompensa finale non sono un corpo senza malattie, né i piaceri in abbondanza, né l’assenza di problemi, lavoro o sofferenze, ma è una persona: Dio stesso. Mentre cerchiamo la felicità solamente nei Suoi benefici, non saremo mai pienamente soddisfatti, perché la vera gioia si trova in Lui.

Quando la terra promessa fu divisa tra le tribù d’Israele, ai leviti non fu assegnato un territorio come agli altri. Dio disse che sarebbe stato Lui stesso la loro eredità, la loro porzione. In pratica, ciò che per altri era sicurezza, ricchezza, identità e futuro – cioè la terra – per loro doveva essere trovato nel Signore (Numeri 18:20).

Questo è il messaggio che Dio dà anche a noi oggi: cerca la tua soddisfazione in Lui e desidera un futuro con Lui, più di ogni altra cosa. Come ricorda la Scrittura, il Signore è buono con quelli che Lo cercano, e invece di lamentarci siamo chiamati ad aspettare in silenzio la Sua salvezza. E quella salvezza ricompenserà ogni attesa, perché sarà straordinaria, piena e totale, per l’eternità.