Vi esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati, a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti. Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male; anzi cercate sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti.
1 Tessalonicesi 5:14-15
Leggere questi due versi tutti d’un fiato può portarci quasi ad un senso di affaticamento, per quante cose ci vengono richieste di fare. Una persona che si comportasse esattamente come viene descritto non avrebbe mai tempo di riposare, perché in ogni situazione avrebbe un ruolo da svolgere.
Quante volte nella vita cerchiamo di definire la chiamata di Dio per noi basandoci su ciò che vogliamo o non vogliamo fare? Quante volte limitiamo le nostre capacità, mettendo dei confini a ciò che pensiamo di poter fare o non poter fare quando si tratta di servire la Chiesa e gli altri?
Molti personaggi della Bibbia hanno reagito in questo modo. Mosè, per esempio, quando Dio lo chiamò, rispose dicendo di non essere capace di parlare e di non sentirsi adeguato per portare il Suo messaggio al popolo (Esodo 4:10-12). Anche Giona cercò di sottrarsi alla chiamata di Dio, fuggendo invece di andare a Ninive a predicare ciò che gli era stato comandato (Giona 1:1-3).
Le azioni descritte da Paolo nascono innanzitutto da un interesse personale e sincero verso gli altri. Non puoi ammonire una persona disordinata se non ti importa veramente di lei. Non puoi confortare qualcuno scoraggiato se non riesci a vedere il suo dolore e a sentirlo, almeno in parte, come tuo. Non puoi sostenere una persona debole se non ti interessano le conseguenze che sta affrontando.
Non puoi essere paziente con tutti se ami soltanto alcune persone, magari quelle più simpatiche, quelle con cui hai più affinità o quelle che condividono le tue stesse idee. La persona che Paolo sta indicando non è qualcuno che vive concentrato su se stesso, ma qualcuno che cerca continuamente di amare e che guarda costantemente al di fuori di sé. Qualcuno che non sia passivo, ma costantemente attivo nell’amare.
Può sembrare quasi un super uomo o una super donna, eppure è proprio per amare in questo modo eccellente che Cristo ci ha salvati. Non siamo stati chiamati alla mediocrità, ma a riflettere il Suo amore nella nostra vita. Rendere male per male è qualcosa che tutti possono fare, ma cercare sempre il bene degli altri è ciò che rende visibile la trasformazione di Dio in noi (Romani 12:17-21).
Potresti chiederti: come è possibile vivere così? La chiave si trova proprio nei versetti successivi: “siate sempre gioiosi e non smettete mai di pregare”. La gioia e la preghiera sono ciò che alimentano una vita capace di donarsi agli altri (1 Tessalonicesi 5:16-17).
Nessuna persona insoddisfatta può davvero fare del bene agli altri, perché sarà continuamente arrabbiata e frustrata con la propria vita. Al contrario, quando la tua coppa trabocca, puoi sacrificarti per gli altri con serenità, perché la tua gioia non dipende da ciò che ricevi, ma da Colui che ti sostiene.
Essere sempre gioiosi significa essere pienamente soddisfatti in Cristo. Non cessare mai di pregare significa chiedere continuamente a Dio di formarti nel servo buono e fedele che Lui desidera per il Suo Regno. Solo rimanendo vicino a Lui possiamo ricevere la forza per amare gli altri in modo attivo e non passivo.





