Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio». Ma essi, gettando grida altissime, si turarono gli orecchi e si avventarono tutti insieme sopra di lui.
Atti 7:55-57
La storia di Stefano è davvero potente, una grande benedizione per chi crede in Gesù. Il suo discorso si colloca in un momento di grande crescita, ma anche di tensione per la chiesa primitiva, poco dopo la Pentecoste.
Stefano era uno dei sette uomini scelti dagli apostoli per il servizio pratico alla comunità, ed aveva una grande fede. Proprio a causa della sua testimonianza, alcuni membri delle sinagoghe di Gerusalemme iniziarono a discutere con lui. Non riuscendo a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui parlava, decisero di accusarlo falsamente di bestemmia contro Mosè e contro Dio. Stefano venne così arrestato e condotto davanti al Sinedrio, il massimo tribunale religioso ebraico (Atti 6:9-14).
Il suo discorso nacque come risposta diretta all’accusa: «Sono vere queste cose?». Invece di difendersi in modo personale o di mentire, Stefano ripercorse tutta la storia di Israele, da Abramo a Mosè fino ai profeti, mostrando come il popolo di Dio abbia spesso resistito all’opera divina. Il punto centrale del suo discorso fu che, come i padri avevano rifiutato i profeti, così ora i capi religiosi stavano rifiutando il Giusto, cioè Gesù.
Stefano mise il Sinedrio davanti alla propria responsabilità spirituale, consapevole che le sue parole avrebbero avuto un costo. E alla fine, purtroppo, fu condannato e lapidato, diventando un martire cristiano, mentre affidava il suo spirito a Gesù e perdonava i suoi persecutori (Atti 7:59-60).
La rabbia dei capi religiosi, mentre gridavano, afferravano le pietre e le scagliavano contro Stefano, doveva essere spaventosa. È la stessa ostilità che il mondo nutre verso Gesù a livello spirituale. Dove il mondo predica di mettere se stessi al centro, Gesù insegna l’umiltà e l’amore per gli altri. Dove il mondo afferma che si può farcela da soli, Gesù dichiara che senza di Lui non possiamo fare nulla (Giovanni 15:5).
Gesù Cristo è motivo di grande rabbia per chi gli si oppone, ma allo stesso tempo motivo di pace per chi sta dalla Sua parte. Guarda l’altro lato di questa storia: Stefano riuscì ad attraversare una sofferenza terribile con una pace soprannaturale. Solo Dio sa quanto Stefano abbia sofferto in quei momenti; la lapidazione è una morte crudele. Eppure scelse di vivere tutto questo perché vedeva, con occhi spirituali, la bellezza che lo attendeva, la vita eterna che stava per iniziare, dove l’ignoranza dei suoi accusatori sarebbe diventata solo un lontano ricordo, mentre avrebbe goduto della presenza di Dio per sempre.
Chiedi al Signore la forza e la fede di Stefano. Metti Dio al primo posto e non avere paura di nessuno.
