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Una nascita umana

Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

Luca 2:6-7

Erano passati nove mesi da quando l’angelo aveva annunciato a Maria che sarebbe diventata la madre del Figlio di Dio, in un incontro sovrannaturale e sconvolgente che aveva cambiato per sempre la sua vita. Non abbiamo dettagli su come andò la gravidanza di Maria. Le Scritture non la descrivono, ma possiamo immaginare che, come ogni gravidanza, sia stata segnata da alti e bassi, da stanchezza, disagi fisici, forse momenti di paura e di silenziosa riflessione. A tutto questo si aggiungeva il peso unico della promessa ricevuta: portare in grembo il Messia.

Alla fine, il momento del parto arrivò in una situazione decisamente inaspettata, che Maria e Giuseppe non avevano previsto, ma che le Scritture avevano annunciato da tempo. Tutto era stato scritto da profeti vissuti in epoche diverse, mostrando una coerenza che rivela la mano di Dio all’opera nella storia. Era stato preannunciato che il Messia sarebbe nato a Betlemme (Michea 5:2), nella città di Davide (2 Samuele 7:12–13), da una vergine (Isaia 7:14) e in una condizione di umiltà (Isaia 53:2–3).

Per questo, nonostante vivessero a Nazaret, Giuseppe e Maria furono costretti a mettersi in viaggio verso Betlemme a causa del censimento ordinato dall’imperatore Augusto. Ogni famiglia doveva registrarsi nella propria città d’origine, e Giuseppe, discendente di Davide, era di Betlemme.

Mentre si trovavano lì, Maria iniziò ad avere le contrazioni. Era arrivato il momento, ma non avevano trovato nessun alloggio. Possiamo immaginare le paure di Maria mentre affrontava un parto, qualcosa di completamente nuovo, lontana da casa e in una situazione scomoda e precaria. Senza famiglia, senza una casa, senza certezze. E Giuseppe, chiamato a sostenere la moglie in un momento così intenso, senza esperienza, senza medici, senza comodità e senza aiuto. Magari cercava di rendere il luogo il più accogliente possibile, sistemando la mangiatoia per offrire almeno un minimo di riparo e dignità a quel momento così fragile e potente allo stesso tempo. Insomma, prima del presepe che immaginiamo oggi ci fu un parto quantomeno scomodo, probabilmente accompagnato da paure, urla, affanni e sicuramente sangue nella scena.

Gesù era Dio, ma nacque in modo umano. È così che il Re dei re è entrato nel mondo. È così che il Figlio di Dio ha fatto il Suo ingresso nella storia umana: nell’oscurità di una situazione umile e difficile, lontano da ogni forma di gloria terrena.

Non abbiamo molti altri dettagli. Sappiamo solo che Maria fasciò il bambino e lo pose nella mangiatoia. Di Giuseppe, come in tutto il resto dei Vangeli, non è riportata nemmeno una parola diretta. Per questo molto è lasciato alla nostra immaginazione. Nei secoli, innumerevoli persone hanno provato a rappresentare questa scena così misteriosa e divina: il momento che ha cambiato la storia, il punto da cui contiamo gli anni, ciò che potremmo chiamare simbolicamente il giorno zero.

Medita su questo evento straordinario e su come Gesù sia entrato nel mondo con discrezione, quasi in punta di piedi, attraverso la fede e la forza di Maria e Giuseppe, che senza ricevere aiuto umano se la cavarono e diventarono genitori. Chissà se, ascoltando i primi pianti del bambino o guardandolo mentre riposava, ripensarono alle parole dell’angelo. Chissà cosa provarono nel loro cuore. Di una cosa possiamo essere certi: era solo l’inizio. Il Salvatore del mondo era arrivato, pronto a cambiare per sempre la vita di tutti, compresa la tua.