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Nella mia angoscia

Nella mia angoscia invocai il Signore; il Signore mi rispose e mi portò in salvo. Il Signore è per me, io non temerò; che cosa può farmi l’uomo? Il Signore è per me, fra i miei soccorritori, e io vedrò quanto desidero sui miei nemici. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo.

Salmo 118:5-8

Il Salmo 118 fu scritto molto probabilmente dopo l’esilio di Israele a Babilonia, e per questo ha un tono comunitario e di celebrazione della fedeltà di Dio nonostante le difficoltà. In questo clima il salmista riconosce ciò che l’esperienza gli ha insegnato: è meglio confidare nel Signore che nell’uomo.

Per arrivare a questa conclusione deve aver attraversato momenti duri. Questo passo, infatti, parte da una condizione di angoscia. L’uomo non cerca sempre Dio, ma quando le circostanze diventano opprimenti, il cuore lo invoca quasi spontaneamente. Quando viviamo ansia e pressione siamo più inclini a chiedere aiuto a Dio. E questo è un atto che il Signore stesso invita a compiere (Salmo 50:15). Anche chi non crede spesso inizia a pregare nella disperazione, scoprendo la sua fragilità e magari realizzando che Dio esiste.

Perchè il Signore vuole che lo invochiamo quando abbiamo bisogno, sempre, in ogni caso. Nelle relazioni umane, se non sentiamo una persona per molto tempo, ci vergogniamo a cercarla solo quando abbiamo bisogno. Ci sentiremmo dire “Non mi scrivi mai, mi cerchi solo quando hai bisogno”. Con Dio non funziona così. Sei suo figlio: non devi guadagnarti il diritto di essere ascoltato. Ti accoglierà sempre, anche dopo lunghi silenzi. La tua imperfezione e incostanza non possono deluderlo, perché Lui non ha bisogno di un tuo atteggiamento per amarti al cento per cento.

Per questo è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo. Dio è un soccorritore vicino, pronto a rispondere e a riportare in salvo chi lo invoca. Questo dà al salmista la forza di non temere più gli uomini nemici, e lo libera dalla necessità di sperare nelle capacità degli uomini amici.

Ricorda anche tu che il Signore è per te, indipendentemente dalla tua costanza nella preghiera o nelle pratiche spirituali. Approfitta della Sua bontà e della Sua pazienza: la tua relazione con Lui non è come quelle umane. Adorarlo significa riconoscere la tua dipendenza, le tue mancanze e il bisogno della sua accoglienza quotidiana. La tua vita spirituale non si regge sulla tua bravura, ma sulla Sua fedeltà che dura per sempre.

Coltiva relazioni umane profonde e sincere, ma non credere che ti salveranno. Spera nel Signore: è meglio rifugiarsi in Lui che confidare nell’uomo.