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Mi ami?

Quando ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.

Giovanni 21:15-17

Dopo la croce e dopo la resurrezione, arrivò uno degli incontri più toccanti di tutto il Vangelo, quello tra Gesù e Pietro. L’ultima volta che si erano visti prima della croce, Pietro aveva rinnegato Gesù tre volte, nonostante avesse promesso di seguirlo fino alla morte (Matteo 26:33-35). Ci si potrebbe aspettare un confronto duro, un rimprovero o almeno una spiegazione. Invece Gesù gli rivolse una sola domanda ben tre volte, tante quanto gli episodi del rinnegamento: «Pietro, mi ami?». Non voleva riaprire la ferita per condannarlo, ma per guarirla.

Nel testo greco c’è una sfumatura importante. In base agli scritti originali, le prime due volte Gesù usò il verbo ἀγαπάω (agapáō), che descrive un amore pieno, totale, completamente donato. Pietro, però, rispose con un verbo diverso: φιλέω (philéō), che indicava un affetto profondo, l’amore di un amico. Insomma, mentre Gesù gli aveva chiesto: «Pietro, mi ami con tutto te stesso?», Pietro, segnato dal peso del suo fallimento, riuscì soltanto a rispondere: «Signore… ti voglio bene.» Forse non aveva più il coraggio di fare grandi promesse. Forse aveva imparato quanto fosse fragile il cuore umano.

Ma la terza volta Gesù cambiò verbo. Non gli chiese più se lo amasse, ma se gli volesse bene. Forse Gesù facendo così volle scendere fino al livello in cui Pietro riusciva ad arrivare. Non per abbassare il valore dell’amore, ma per incontrare Pietro esattamente dove si trovava. Non pretese una dichiarazione che il suo discepolo, dopo averlo rinnegato, non riusciva più a fare. Aveva accolto quel cuore sincero, anche se ancora ferito, e da lì aveva ricominciato a costruire.

Quante volte pensiamo di dover tornare da Dio solo quando riusciremo ad amarlo “abbastanza”. Aspettiamo di sentirci più forti, più fedeli o più degni. Ma l’amore che Dio prova per noi è irraggiungibile ed inimitabile, ed è solo quello che regge la nostra relazione. Perciò la grazia non aspetta la perfezione, ma trasforma la sincerità del cuore. Forse anche tu a volte senti di non poter dire a Dio: «Ti amo con tutto me stesso.» Forse riesci soltanto a dirgli: «Signore, ti voglio bene.» Ma se è un amore vero, Gesù sa già come farlo crescere. Lui non ti aspetta nel livello di fede in cui dovresti essere, ma ti incontra nel punto in cui sei. Ed è proprio da lì che può iniziare in te ogni autentica trasformazione.