Temete il Signore, o voi che gli siete consacrati, poiché nulla viene a mancare a quelli che lo temono. I leoncelli soffrono penuria e fame, ma nessun bene manca a quelli che cercano il Signore. Venite, figlioli, ascoltatemi; io v’insegnerò il timore del Signore.
Salmo 34:9-11
L’invito di questo testo coinvolge un’apparente contraddizione che, però, genera una saggezza fuori dal comune. Sembra quasi che il salmista stia dicendo: “Temi, per non temere”. Ma l’oggetto del timore fa tutta la differenza.
La Bibbia ci dice chiaramente che il timore del Signore è il principio di ogni saggezza (Proverbi 9:10). È probabilmente anche lo stimolo iniziale, la scintilla che accende ogni autentico percorso di fede. A un certo punto della vita, infatti, ci troviamo a fare i conti con la paura della morte, del vuoto, della mancanza di senso. Sentiamo la fragilità della nostra esistenza, la perdita di controllo, realizzando che viviamo come piccole creature in un mondo immenso, sotto un cielo ancora più grande.
In quel momento, in qualche modo, iniziamo a temere Dio. Un timore che non è terrore, ma rispetto profondo. Ci interroghiamo su cosa Lui pensi di noi, soprattutto se crediamo che abbia il potere di crearci e distruggerci (Matteo 10:28). Ed è proprio questa scintilla a proiettarci in un viaggio straordinario: la conoscenza di un Signore che domina l’universo e ogni creatura, ma che allo stesso tempo è buono, misericordioso, generoso, e desidera proteggerci da ogni male (Salmo 103:8-14).
Questo testo ci spinge a riflettere anche sulle paure di cui parla Gesù nel Sermone sul Monte (Matteo 6:25-34), e ci rassicura: chi ha Dio, può stare tranquillo. Persino i leoni, creature forti e imponenti, possono soffrire penuria e fame, ma chi teme il Signore non manca di nulla. Queste parole riecheggiano con forza ciò che Gesù insegna a proposito delle preoccupazioni quotidiane, quando ricorda ai discepoli che il Padre celeste si prende cura degli uccelli del cielo e dei gigli del campo, e ancor di più degli uomini (Matteo 6:26-30).
Tuttavia, è importante non fraintendere questi insegnamenti. Credere in Dio non significa essere esentati dalle difficoltà, né ricevere garanzie di abbondanza materiale o di una vita sempre comoda. Fede non è sinonimo di prosperità terrena.
Ma in tutte le sfide che la vita ci presenta, possiamo avere una certezza incrollabile: il nostro Padre buono ci porterà sul palmo della sua mano. Sempre per il nostro bene. Sempre con l’intento di offrirci una vita piena, abbondante e orientata all’eternità. E sarà proprio l’eternità quella realtà definitiva, priva di tribolazioni, colma di pace e benessere.
Se hai creduto, se appartieni a Lui, non temere la vita. Temi Dio. Perché nessun bene manca a chi lo cerca.
