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Due parole magiche

Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono».

Esodo 3:14

Quando Mosè chiese a Dio quale fosse il suo nome, non ricevette una spiegazione, un programma o una promessa dettagliata. Ricevette una risposta semplice: «Io sono colui che sono». Prima di dire ciò che avrebbe fatto, Dio rivelò chi era. Prima dell’azione, l’identità. Prima dell’intervento, la presenza.

Il Signore non si presentò a Mosè con una definizione funzionale su quello che avrebbe fatto, ma con una dichiarazione assoluta. Come a dire “non dipendo dal contesto, non sono una reazione, non sono una risposta tardiva alla tua storia. Io sono.“

Ed in questa affermazione si scioglie molta della nostra ansia spirituale. Perché la fede non nasce dalla capacità di ottenere qualcosa da Dio, ma dal riconoscere Chi Lui è. Il mondo ci insegna una grammatica diversa della preghiera: “se sei potente, intervieni, se sei buono, salva, se sei presente, dimostralo”. Ma la Scrittura ribalta la direzione: non bisogna partire dall’incertezza con Dio, ma dalla Sua identità già rivelata.

Spesso, quando preghiamo, iniziamo con: «grazie», «aiutami», «dammi», «risolvi». Sono parole legittime, umane e certamente necessarie. Ma esiste una soglia più profonda, dove il linguaggio smette di ruotare attorno al nostro bisogno. Quando inizi dall’adorazione, la tua preghiera si concentra su Dio.

Prova a cominciare le tue preghiere con due parole magiche: «Tu sei», e dopo magari continua con un attributo di Dio, come Onnipotente, Infinito, Immutabile o qualunque altro, concentrandoti su quell’aspetto. Se dici «Tu sei» quando inizi a pregare, educhi la tua anima a non mettere al centro la propria urgenza e a sintonizzarsi sulla realtà di Dio. Prima ancora di chiedere luce, riconosci la Luce. Prima ancora di chiedere pace, fermati davanti al Dio che è pace. Prima ancora di cercare una risposta, trova Colui che è.

Quando diciamo “Tu sei”, non stiamo informando Dio di qualcosa che non sa, ma stiamo riallineando noi stessi alla realtà che tendevamo a dimenticare, dicendogli: “Tu vieni prima del mio problema. Tu sei superiore alla mia comprensione. Tu sei presente anche se io non Ti vedo.“

Se ci provi, vedrai che, lentamente, questo modo di iniziare trasformerà la tua preghiera. E dopo continua con i ringraziamenti e le richieste, che sono assolutamente importanti e necessarie, come la Parola ci incoraggia a fare, perché dipendiamo da Lui per ogni cosa. In questo spazio però, la fede smetterà di essere una strategia e diventerà una contemplazione. E la gioia non nascerà più dalla risposta immediata, ma dal riconoscimento continuo di Colui che è già presente.

Così, prima di ogni altra parola, insegna alla tua anima come rivolgersi a Dio, mettendo Lui al centro, perché il Signore è Colui che è, e questo ti basta.


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