E Paolo, stando in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che sotto ogni aspetto siete estremamente religiosi. Poiché, passando e osservando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: “Al dio sconosciuto”. Orbene, ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annuncio.
Atti 17:22-23
Solitamente, il mondo considera religioso qualcuno che va in chiesa, segue gli appuntamenti e i riti tradizionali della sua comunità e prega. Forse, leggendo queste parole di Paolo, potresti pensare: “credevo che essere religioso fosse una cosa buona; perché Paolo ne parla così?”
La parola religione compare poco nella Bibbia, e quando ricorre lo fa con tonalità precise. Nella Lettera di Giacomo si dice che la religione pura davanti a Dio è soccorrere orfani e vedove, e che chi si crede religioso ma non sa tenere a freno la lingua è un ipocrita (Giacomo 1:26-27). Questi due punti mettono a fuoco l’importanza non solo di credere, ma di agire con un cuore sincero verso Dio, non per mostrarsi agli uomini ma per andare al cuore del messaggio cristiano: amare e aiutare il prossimo.
La parola religione deriva dal latino “religo”, che significa legare, raccogliere, e in effetti molte religioni mirano a raccogliere persone attorno a regole, tradizioni ed atti rituali. Uno degli esempi antichi è la religione ellenistica degli Ateniesi, a cui Paolo si rivolgeva: coltivavano molte pratiche religiose e possedevano oggetti di culto, ma il loro rapporto con la divinità era freddo e distante — tanto che avevano un altare dedicato al dio sconosciuto.
Paolo colse quell’occasione per proporre un’alternativa reale e straordinaria: conoscere Dio attraverso Gesù Cristo. Non si trattava di rigettare tutte le pratiche religiose, ma di indicare che la religiosità esteriore non basta; occorre incontrare la verità di Dio, comprendere chi è Gesù, perché è morto e perché è risuscitato. Questi eventi sono il centro del messaggio cristiano e la prova che Dio ha dato per la nostra speranza (1 Corinzi 15:3-4).
Dio non vuole che tu sia un burattino che segue rituali ad occhi chiusi; desidera una relazione personale con la tua mente e il tuo cuore, una conoscenza vissuta in prima persona. Perciò non puoi limitarti agli appuntamenti e alle regole di una religione: devi cercarlo soprattutto nella sua Parola, per capire davvero cosa pensa e cosa vuole per te.
Cerca il Signore individualmente e anche nella tua comunità di fede, ma fallo in profondità; cerca di comprendere chi è e cosa vuole, cercando Lui più che una religione. Coltiva una fede che nasca dalla conoscenza vissuta, non dal formalismo, e Lui ti promette che sarai un credente vero e un adoratore felice.
