Io, Giovanni, sono quello che ha udito e visto queste cose. E, dopo averle viste e udite, mi prostrai ai piedi dell’angelo che me le aveva mostrate, per adorarlo. 9 Ma egli mi disse: «Guàrdati dal farlo; io sono un servo come te e come i tuoi fratelli, i profeti, e come quelli che custodiscono le parole di questo libro. Adora Dio!»
Apocalisse 22:8-9
La Scrittura presenta gli angeli come esseri celesti che conoscono Dio in modo diretto e profondo, vivendo alla Sua presenza e contemplando continuamente la Sua gloria. In Isaia 6:1-3 i serafini stanno davanti al trono e proclamano senza sosta la santità del Signore, segno di una conoscenza non teorica ma concreta della Sua maestà. Anche in Matteo 18:10 Gesù afferma che “gli angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre”, indicando una relazione di costante prossimità con Dio. In Apocalisse 4:8-11 le creature celesti adorano incessantemente Colui che è “santo, santo, santo”, riconoscendone la gloria e la signoria in modo pieno e senza esitazione. Questa visione biblica mostra quindi che gli angeli non solo conoscono Dio, ma vivono immersi nella Sua presenza, rispondendo alla Sua santità con adorazione continua.
Insomma, se c’è qualcuno che conosce Dio molto bene, questi sono gli angeli, e se potessimo parlare direttamente con uno di loro su qualcosa riguardo Dio, dovremmo assolutamente prestargli attenzione e considerazione. In questi versi, Giovanni parla direttamente con un angelo, quello che gli aveva rivelato tutte quelle cose sul futuro. Il suo approccio è umile e spontaneo, ma scopriamo anche profondamente sbagliato: si prostra davanti all’angelo e lo adora. La Bibbia è molto chiara sul fatto che bisogna adorare solo Dio, dai comandamenti (Esodo 20:3-5) a molti altri passi.
Anche le creature speciali che sono gli angeli non sono da adorare. Per questo lo stesso angelo rimprovera Giovanni e da un insegnamento a tutti noi. Gli spiega che lui è come tutti gli altri servi, solo un servo, e lo invita con forza ad adorare solo Dio. “Guardati dal farlo”, gli dice, dimostrando quanto fosse una cosa grave.
Giovanni sbagliò. Dio è un Dio geloso e non abbiamo alcun motivo per prostrarci davanti a un angelo, a un uomo o a qualsiasi altra creatura, perché Gesù è sufficiente: l’unico Re e l’unico Dio della fede monoteista ci chiama a praticare. Solo Dio ascolta le nostre preghiere e solo Gesù, tra coloro che sono in cielo, può intercedere per noi (1 Timoteo 2:5). Accostati quindi alla preghiera con attenzione, senza lasciarti guidare semplicemente dall’istinto o da tradizioni culturali che potrebbero non essere conformi alla volontà di Dio.
Tutta la gloria appartiene a Lui soltanto, senza dividerla con nessun altro. Questo vale non solo per persone o esseri spirituali, ma anche per tutto ciò che rischia di occupare il primo posto nel nostro cuore: beni materiali, successo, relazioni, passioni o ambizioni. Non dobbiamo prostrarci davanti a niente e nessuno che non sia Dio stesso. Possiamo certamente prendere esempio dagli uomini di fede e dagli angeli che hanno servito il Signore, ma l’adorazione spetta esclusivamente a Dio. È solo così che vivremo una fede autentica, profonda e gradita al Signore dell’universo, Colui che è al di sopra di ogni angelo, di ogni uomo e di ogni altra cosa.





