Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
Esodo 20:4-6
Uno dei comandamenti più ignorati, manipolati e trasformati del cristianesimo. Eppure è lì, nel passo di Esodo in cui il Signore scrive con Mosè le tavole della legge. Ma se si trova insieme a “non rubare”, “non uccidere” e tutti gli altri comandamenti, vale la pena studiarlo seriamente e con sano timore del Signore, perché il timore del Signore è il principio della saggezza (Proverbi 9:10).
Dio stava forse dicendo che un ragazzino che fa il presepe sta sbagliando? Oppure che un artista che prova a dipingere o scolpire una scena biblica sta peccando? O ancora, che rappresentare la natura nei suoi diversi elementi, gli animali e tutto ciò che Egli ha creato sia un errore? Sicuramente no.
Dio, come in ogni cosa, stava parlando in modo santo e profondo. Stava preservando il cuore dell’uomo. Il problema non è mai semplicemente rappresentare qualcosa, ma togliere gloria a Lui per darla a qualcos’altro o a qualcun altro.
Se ci pensi, non c’è nessun dettaglio nella Bibbia sulla fisionomia di Gesù, perché evidentemente, secondo Dio, non era necessario sapere come fosse il suo volto per costruire una fede profonda. Possiamo rappresentarLo, immaginarLo o creare immagini che ci aiutino a riflettere su una scena biblica, ma non per avere un’immagine davanti alla quale prostrarci, perché questo non è ciò che Dio desidera.
A maggior ragione questo vale per altri personaggi della fede. Rappresentare uomini e donne usati da Dio per poi adorarli o pregare a loro è esattamente ciò che la Bibbia chiama idolatria. La stima per altri uomini e donne di fede è giusta, il rispetto è giusto, l’onore è giusto, ma l’adorazione appartiene solo a Dio. Prima ancora di essere un comandamento, è una questione di verità: gli esseri umani sono creature, mentre Dio è l’unico Creatore degno di essere adorato (Apocalisse 22:8-9). Paolo lo dice chiaramente: non adorare la creatura invece del Creatore (Romani 1:25).
Guardando questo comandamento, vediamo che Dio si definisce geloso. Immagina un marito che dice di amare sua moglie, ma poi conserva mille immagini di altre donne, con cui si sente regolarmente e alle quali dedica attenzione e affetto. Sarebbe un matrimonio fallito. Non avrebbe senso dire alla moglie che lei è al primo posto rispetto alle altre, perché dovrebbe piuttosto occupare l’unico posto nel cuore del marito. Allo stesso modo, l’idolatria non è mai stato il piano della vera fede secondo Dio.
Oltre agli idoli umani, qualunque cosa sostituisca Dio diventa un ostacolo per la nostra felicità, prima ancora di essere un divieto. Il denaro, il successo, l’approvazione degli altri, le nostre passioni o qualsiasi altra cosa possono diventare idoli quando ricevono il posto che appartiene soltanto al Signore.
Ecco a cosa pensava Dio quando diede questo comandamento a Mosè, e questo è ciò che pensa ogni volta che ci comanda qualcosa: il nostro bene. Non farti idoli. Prega e prostrati soltanto davanti al Signore dei signori, perché i Suoi comandamenti sono eterni e valgono ancora oggi, non per limitare la nostra vita, ma per proteggere il nostro cuore.
Dio giudicherà ogni comportamento che distoglie l’adorazione da Lui, ma benedirà chi Lo mette al centro della propria fede e della propria vita. Perché Lui non merita il primo posto, ma l’unico posto nel nostro cuore.





