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Sei la mia vita

Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.

Filippesi 1:21

Immagina di esserti perso in montagna, o in un luogo deserto, dove fa molto caldo. Ti è rimasta soltanto una borraccia mezza piena, e senti che probabilmente non troverai sorgenti d’acqua nei dintorni. In questa situazione, quella borraccia è la cosa più preziosa che hai, e probabilmente la custodirai gelosamente, bevendo soltanto un sorso ogni tanto. E poi, dopo tanto cammino, improvvisamente vedi una cascata. Hai davanti a te una quantità d’acqua molto più abbondante di quanto potessi immaginare, ed è anche migliore: fresca, limpida, viva. Questo evento stravolge completamente il tuo modo di vedere la tua borraccia.

Quando Paolo scrive che per lui “il vivere è Cristo e il morire guadagno”, probabilmente si riferisce a un’esperienza simile. Prima di conoscere Dio, prima di ricevere il messaggio di speranza del Vangelo e comprenderne le implicazioni eterne, questi pochi anni sulla terra ci sembrano tutto ciò che abbiamo. E ce li teniamo stretti, come se fosse tutto qui.

La Bibbia non ci invita a disprezzare o a non godere della vita terrena. Anzi, il Signore ha riempito questo mondo di meraviglie. Il creato, le esperienze umane, le relazioni sincere: tutto parla della Sua bontà, e sono doni che possiamo e dobbiamo apprezzare profondamente (Giacomo 1:17). Tuttavia, quando Paolo si rese conto del piano eterno di Dio, e fece del Vangelo di Gesù la missione centrale della sua vita, iniziò a sentire che Cristo era diventato tutto per lui. La sua vera ragione di esistere.

E di conseguenza, se morire significava andare alla presenza del Signore per sempre, allora la morte non era più un nemico da temere, ma l’accesso alla piena felicità eterna. Allo stesso tempo, Paolo era pienamente disposto a rimanere sulla terra per servire i suoi fratelli e sorelle nella fede, per tutto il tempo che Dio avrebbe voluto. Non era un attaccamento terreno, ma un amore profondo e disinteressato (2 Corinzi 5:8).

Nelle relazioni di tutti i giorni, spesso diciamo: “sei la mia vita”. Lo diciamo a un figlio, a una moglie, a un amico, perfino a un animale domestico o a una squadra di calcio. E non c’è nulla di male ad amare ciò che ci è caro. Ma quanto più bello sarebbe lasciarci riempire dalla vera soddisfazione che solo Dio può darci, e arrivare a dire — con cuore sincero, come Paolo — che la nostra vita è Cristo.