I giorni dei nostri anni arrivano a settant’anni, o, per i più forti, a ottant’anni; e quel che ne fa l’orgoglio, non è che travaglio e vanità; perché passa presto, e noi ce ne voliamo via. Chi conosce la forza della tua ira e il tuo sdegno con il timore che ti è dovuto? Insegnaci dunque a contare bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio.
Salmo 90:10-12
Abbiamo a disposizione un numero limitato di anni, più o meno al massimo ottanta, e spesso li sprechiamo in fatiche (travaglio) e in cose vuote (vanità), a causa del nostro orgoglio. Questa è la sintesi, piuttosto triste e sconvolgente, che Mosè ci consegna nei versi del Salmo 90. Sono parole forti, che colpiscono e fanno riflettere profondamente.
È quel tipo di rivelazione che, quando ti accorgi della sua verità, ti scuote dentro e ti spinge a voler invertire la rotta. Perché il tempo scorre inesorabile, e nessuno di noi desidera sprecare la propria vita.
Pensa alla fatica e alla vanità. La fatica, in fondo, è spesso necessaria: riguarda il lavoro, i doveri sociali e familiari, il provvedere ai bisogni quotidiani. Ci affatichiamo per guadagnare, per risparmiare, per mantenere la casa in ordine, per portare avanti mille altre occupazioni. È una parte inevitabile della vita.
La vanità può manifestarsi in due forme: l’intrattenimento vuoto, quei momenti in cui cerchiamo leggerezza e distrazione ma che non nutrono davvero l’anima; oppure gli sforzi incessanti che possiamo fare per cose che non durano, che sembrano riempire le nostre giornate ma che, alla fine, non lasciano traccia e non hanno un valore autentico e profondo.
L’uomo si affanna a costruirsi sicurezze, comfort e vantaggi, dimenticando che potrà goderne soltanto per un tempo limitato – al massimo per ottant’anni – e poi dovrà lasciarli sulla terra. Per questo, dice l’Ecclesiaste, ogni cosa è vanità (Ecclesiaste 1:2).
In mezzo a questi pensieri, Mosè aggiunge che il Signore ha tutto il diritto di essere sdegnato con il nostro comportamento, adirato, e che gli dobbiamo un certo timore, quando consideriamo la nostra vita, e se pensiamo che sia tutto nelle nostre mani siamo orgogliosi.
E allora, vale la pena chiedersi se non esista un altro modo di essere veramente felici, un’altra speranza a cui aggrapparsi. Forse la chiave è proprio quella che Mosè suggerisce più avanti: chiedere a Dio di insegnarci a contare bene i nostri giorni. Solo così possiamo imparare a fare scelte che non abbiano un impatto solo su questa ottantina d’anni, ma sull’eternità stessa.
Dio non ci chiede di rinunciare alla gioia, ma di vivere ogni giorno con consapevolezza, godendo del tempo che ci ha donato, sapendo che Lui sa meglio di chiunque altro come usarlo al meglio.
Ricerca le cose piene, quelle che Dio stesso ti invita a perseguire, acquista un cuore saggio. Metti impegno e fatica nelle cose giuste, in quelle che ti permettono di amare chi ti sta accanto e di servire con sincerità. Metti Dio al comando dei tuoi giorni, al posto dell’orgoglio o della paura. E alla fine degli anni che ti concede, quando guarderai indietro, non avrai alcun rimpianto. Perché vivere per Lui è ciò che riempie davvero la vita – ed è l’unica cosa che dura per sempre.
