Stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa.
Ebrei 11:26
Il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei è straordinario, perché collega l’Antico Testamento con il Nuovo attraverso un unico filo conduttore: Gesù.
Secondo gli studiosi, Mosè visse circa 1200 anni prima di Cristo. È assolutamente certo che non lo conobbe di persona e che non assistette fisicamente alla sua crocifissione. Eppure, in questo versetto leggiamo che Mosè, prima che Gesù arrivasse sulla terra, in qualche modo vide le sue sofferenze, gli oltraggi che subì, e visse qualcosa di simile su di sé durante la sua vita.
Infatti, Mosè dovette affrontare il rifiuto e il disprezzo degli Egiziani, il peso della guida del suo popolo, Israele, spesso ribelle, il sacrificio di non poter entrare lui stesso nella Terra Promessa, e tanto altro.
Ma la cosa più bella è che, in un modo soprannaturale, Mosè – come Gesù – sopportò queste prove e le superò. Perché non si soffermava su ciò che stava vivendo. Sicuramente vedeva le difficoltà, erano davanti a lui e facevano male. Ma i suoi occhi spirituali erano altrove.
Lui, come Gesù, guardava alle promesse di Dio, al futuro, alla sicura speranza che il Signore gli dava. Aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa, che era molto superiore ai tesori d’Egitto.
Forse non ti troverai a vivere le sofferenze di Mosè in questa vita. Ma sicuramente, se segui Cristo in questo mondo, non sarà tutto facile (2 Timoteo 3:12). Forse, per ubbidire a Gesù, rinuncerai a cose che prima ti piacevano. Oppure sarai escluso da qualche amico, potresti affrontare difficoltà economiche, o avere poco tempo per te stesso. Ma quando ti sentirai così, ispirati a Mosè mentre affronti queste prove: corri con perseveranza, puntando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta (Ebrei 12:2).
