Servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini, sapendo che ognuno, quando abbia fatto qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore, servo o libero che sia.
Efesini 6:7-8
Voler bene a qualcuno e comportarci con benevolenza non è sempre facile. Possiamo riuscirci con qualcuno che amiamo, un familiare, un amico stretto, ma voler bene a chiunque non è proprio nella natura umana. Ancor più difficile è servire con benevolenza, soprattutto un proprio superiore.
In questa parte della lettera agli Efesini, Paolo parla ai servi di come devono comportarsi verso i loro padroni, ma l’insegnamento si applica benissimo a chiunque. Può trattarsi del servizio verso chi è posto in una posizione di autorità nella tua vita, ma non solo. Pensando appunto a un tuo superiore, sicuramente non sarai sempre d’accordo con lui o lei, o con quello che ti chiederà di fare, o con il suo modo di vedere le cose. Servire una persona nonostante queste differenze non può mai essere qualcosa di facile, genuino o spontaneo.
Dio però lo sa bene, ti conosce, e per questo ti dà una tecnica per obbedire a questo invito, una tecnica per amare. Quando servi qualcuno, fallo non pensando solo a quella persona, ma immagina di stare facendo quel servizio a Dio, e ogni volta che provi a fare del bene a qualcuno concentrati sulla ricompensa del Signore. Una ricompensa non misurata in base alle tue opere, ma piuttosto smisurata nella grazia di Cristo, che ti permette di avere una speranza eterna, superiore ai rancori di questa vita.
È una tecnica molto particolare, che ti fa uscire mentalmente dai limiti che ti impediscono di voler bene a quella persona, abbassa le barriere e ti riporta al vero senso delle cose. Questo concetto si ricollega all’insegnamento di Gesù, quando disse ai Suoi discepoli che ogni volta che avrebbero dato da mangiare, da bere o ospitalità a qualcuno, era come se lo facessero per Lui (Matteo 25:35-40).
In fondo, in tutto quello che fai e che dici a chiunque, Dio ti osserva ed è il tuo pubblico principale. Per questo in un altro passo viene detto che bisogna piacere a Dio e non agli uomini (Galati 1:10). In altre parole, Dio ti chiama a vivere una sorta di vita parallela: mentre incontri persone e ti relazioni con gli altri, devi ricordare che Lui ti guarda e comportarti con loro in modo da servire non loro stessi, ma Dio. E Dio è il servitore per eccellenza, che ha dato il Suo figlio unigenito al servizio dell’umanità. Quello stesso figlio che lavò i piedi ai Suoi discepoli, insegnando cosa volesse dire tutto questo nella pratica (Giovanni 13:5).
In questo modo non servirai te stesso e la tua comodità di servire solo chi ti piace, ma servirai con benevolenza il tuo prossimo, volendo il suo bene. In fondo, la chiave per amare il prossimo come te stesso è proprio amare Dio con tutto te stesso.
