Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; poiché in sei giorni il Signore fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il Signore ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.
Esodo 20:9-11
Questo comandamento è uno dei più particolari tra quelli dati a Mosè sul monte Sinai, perché più che una regola sembra quasi una piacevole concessione: Dio ci invita a riposarci. Tuttavia, questa prescrizione è apparentemente facile sia da osservare, sia da ignorare.
Siamo stati creati in modo tale da avere bisogno di riposo. I nostri corpi e la nostra mente necessitano di pause regolari, ma allo stesso tempo, quando siamo molto coinvolti in un’attività o sotto pressione economica o lavorativa, è facile scivolare in uno stile di vita senza sosta, trascurando così questo comandamento. Perciò vale la pena comprenderlo meglio e aderire in modo più fedele al Suo significato.
La prima cosa che risalta è che questa regola, spesso riassunta con “riposati il settimo giorno”, in realtà inizia con un altro verbo: “lavora”. Lavorare per sei giorni e portare a termine con diligenza ciò che abbiamo da fare in quel tempo è un atto di obbedienza a Dio tanto importante quanto il riposo stesso.
Il Signore vuole che viviamo in modo diligente, onorando il lavoro con impegno e responsabilità, senza cedere alla procrastinazione che ci fa estendere le attività ai momenti di riposo. Inoltre, Dio non si riferisce solo al lavoro che garantisce un sostentamento economico, ma anche a tutti gli sforzi fisici e mentali che facciamo nella vita quotidiana.
Il cuore di questo comandamento è ricordarci che il lavoro, i nostri sforzi e il nostro impegno non sono tutto, perché dipendiamo da Dio. Dedicare a Lui un tempo, o più letteralmente un giorno su sette, significa fermarsi e lasciare il controllo, capendo che in fondo non siamo noi a provvedere, ma è Lui, e che ogni cosa proviene dalla Sua mano (Salmo 127:1-2).
Alcuni svolgono lavori che richiedono impegno anche la domenica, come nella ristorazione o in altri ambiti, e non sempre è possibile dedicare un intero giorno al riposo. Questo però non annulla il valore del comandamento. Ognuno è chiamato a trovare il modo di ritagliarsi un tempo regolare, settimanale e anche quotidiano, per fermarsi davvero.
Un riposo autentico non consiste solo nel cessare di lavorare, ma anche nel distaccarsi da quegli intrattenimenti che affaticano la mente. Può essere un tempo dedicato alla lettura della Bibbia, alla preghiera o semplicemente di riposo, non produttivo secondo i criteri umani, ma prezioso per rinnovarsi interiormente e adorare Dio.
Questo comandamento è una vera festa per i lavoratori, un atto di ammissione per celebrare la nostra dipendenza da Dio e la nostra libertà dal lavoro. Inoltre, lo stesso discorso vale per la salvezza: possiamo riposare nella Sua grazia e non dipendere dalle nostre opere, sapendo che Lui ha fatto il lavoro più importante sulla croce (Efesini 2:8-9).
Dio ha creato ogni cosa in sei giorni, e il settimo giorno si è riposato, godendo di ciò che aveva fatto (Genesi 2:2-3). Questo non perché ne avesse bisogno, ma per stabilire un modello per noi. Segui il Suo esempio e non trascurare un comandamento così significativo, che, come tutti gli altri, è dato per il tuo bene.
